Gli strumenti musicali più strani fatti con denti e mascelle
Avete mai pensato che i denti potessero suonare? No, non stiamo parlando del cigolio del trapano del dentista (anche se a qualcuno fa più impressione di una nota stonata…), ma di veri e propri strumenti musicali costruiti con denti, mascelle e ossa. Oggi, nella nostra rubrica delle curiosità, vi portiamo in un mondo strano e affascinante dove l’arte incontra… l’anatomia!
La mascella che suona (letteralmente)
In alcune culture tradizionali, la mascella di asino o cavallo è stata utilizzata come strumento a percussione. È il caso della quijada (o charrasca), uno strumento tipico dell’America Latina, in particolare di paesi come il Perù, il Messico e Cuba.
Come funziona? Si prende una mandibola di asino (dopo la naturale decomposizione), si pulisce e si asciuga. I denti rimangono saldamente attaccati, ma si muovono leggermente. Quando si colpisce la mandibola o la si gratta con un bastoncino, i denti vibrano e producono un suono simile a un “clac-clac” molto ritmico. Un po’ inquietante? Forse. Ma anche incredibilmente musicale!
Gli strumenti delle culture tribali
In alcune società africane e oceaniche, le ossa – e più raramente i denti – umani o animali venivano usati per costruire flauti, sonagli o altri strumenti rituali. Non erano solo strumenti musicali: spesso avevano un valore simbolico o spirituale. Alcuni flauti tibetani, ad esempio, sono tradizionalmente realizzati con ossa umane (anche se oggi sono rari e spesso sostituiti da repliche in metallo). Il suono? Profondo, cupo, evocativo.
L’arte dei suoni… dentali
Spostiamoci nella modernità: ci sono musicisti e performer che hanno provato a usare i propri denti come strumenti! Avete mai sentito qualcuno battere i denti in modo ritmico? Alcuni beatboxer professionisti sfruttano i rumori prodotti da lingua, palato e, in parte, anche dai denti per imitare batterie, scratch e suoni elettronici. Un talento che richiede… una dentatura resistente!
Artisti contemporanei e uso creativo del corpo
Sebbene l’uso diretto di protesi dentarie come strumenti musicali non sia particolarmente documentato, alcuni artisti sperimentali hanno impiegato materiali anatomici e componenti artificiali in contesti performativi. Alcune installazioni sonore e opere multimediali esplorano il rapporto tra corpo e suono utilizzando elementi che simulano parti anatomiche, tra cui anche i denti.
Un esempio particolarmente interessante è quello di Stelarc, artista australiano noto per l’uso del proprio corpo come mezzo artistico. Ha lavorato con impianti, sensori e protesi per esplorare i confini tra uomo e macchina. Sebbene non si sia concentrato specificamente sui denti, il suo approccio ha ispirato numerosi artisti sonori a sperimentare con l’uso del corpo umano – e delle sue “estensioni” – nella produzione di suoni.
Curiosità dallo studio: anche i denti hanno un suono!
Forse non lo sapete, ma i denti trasmettono sensazioni sonore e tattili diverse a seconda della loro struttura e del materiale (naturale o artificiale). Alcuni dentisti e odontotecnici esperti sono in grado di percepire queste differenze durante una masticazione o una prova occlusale. Un ponte dentale mal posizionato, ad esempio, può dare una sensazione – e un “suono interno” – diverso rispetto a un dente naturale.
In conclusione: meglio i denti per sorridere… ma anche per suonare
Anche se oggi gli strumenti fatti con denti non sono così comuni (e per fortuna, direbbe qualcuno!), è affascinante scoprire come l’uomo abbia saputo usare ogni parte del corpo per esprimersi, persino le mascelle.
Nel nostro studio, ci occupiamo di denti che funzionano bene, fanno sorridere e – perché no – a volte anche “suonano” bene. Ma niente paura: da noi gli unici strumenti musicali sono le risate dei pazienti quando si rilassano sulla poltrona!
